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Il termine stomia viene dal greco “stoma” e significa bocca o apertura. Nel linguaggio medico significa connessione di un viscere cavo dell’apparato digerente (enterostomie: colostomia, ileostomia) o dell’apparato urinario (urostomia) con la superficie cutanea. L’enterostomia può essere temporanea o permanente. In quella temporanea vi è una deviazione delle feci all’esterno attraverso il foro praticato sull’addome, in questo caso dopo un adeguato periodo di tempo, la stomia viene rimossa e il transito intestinale viene ripristinato mediante un secondo intervento chiamato di “ricanalizzazione”. La stomia permanente invece è necessaria per le lesioni/patologie gravi e irreparabili del retto, dello sfintere anale ed in alcuni casi di tutto il colon.

Esistono diversi tipi di stomia che si differenziano tra loro in base alla localizzazione:

  • la Colostomia (collegamento del colon nella parete addominale);
  • lIleostomia (collegamento dell’ileo nella parete addominale);
  • lUrostomia (collegamento dell’uretere alla cute o tramite un’ansa ileale interposta).

La colostomia e l’ileostomia implicano la perdita del controllo volontario dei movimenti intestinali. L’urostomia, invece, non permette il controllo volontario della fuoriuscita delle urine.

È realizzata con un tratto di intestino crasso (colon) che viene portato all’esterno e fissato chirurgicamente alla cute addominale. In questo caso non vi sono significative modifiche del transito intestinale e della funzione di assorbimento dei liquidi da parte del colon. Le feci emesse dalla colostomia sono poltacee/solide e la loro fuoriuscita più regolare, vi è una maggiore produzione di gas intestinale.

Tipi di colostomia:

Ascendente: La stomia è situata nel colon ascendente Si tratta di un tipo di colostomia non comune

Gli effluenti sono liquidi o semi-liquidi e molto irritanti per la pelle paragonabile all’ileostomia.

Trasversa: La stomia è situata nel colon trasverso. Gli effluenti sono liquidi o semi-formati.La stomia solitamente viene confezionata su ansa. Questo tipo di stomia solitamente è temporanea.

Discendente: La stomia è situata nel colon discendente. Si tratta di un tipo comune di colostomia. Gli effluenti sono più formati a causa della maggiore quantità d’acqua assorbita nel colon ascendente e trasverso.

 

La ileostomia è realizzata con un tratto di intestino tenue (ileo) che viene portato all’esterno e fissato chirurgicamente alla cute addominale. In questo caso viene escluso il passaggio delle feci attraverso il colon e il retto, ed è esclusa la funzione di assorbimento dei liquidi presenti nel materiale intestinale. Le feci emesse dall’ileostomia sono quindi liquide/semiliquide ed irritanti per la cute, la loro fuoriuscita sarà pressoché continua.

 

Consiste nell’abboccare un tratto dell’apparato urinario alla parete dell’addome e permettere la fuoriuscita dell’urina all’esterno o direttamente dagli ureteri collegati alla cute, detta “ureterocutaneostomia”, o attraverso l’utilizzo di segmenti intestinali adeguatamente isolati, interposti tra gli ureteri e la cute:  quest’ ultima è chiamate derivazione non continente o Bricker. Da  entrambi i tipi di stomia uscirà l’urina in maniera costante e continua. Infine una caratteristica dell’ureterocutaneostomia è data dalla necessità di inserire negli orifizi della stomia, dei cateterini (o stent) per evitarne la chiusura.

Una stomia può essere temporanea o permanente. La stomia temporanea è comunemente utilizzata quando si eseguono resezioni intestinali in urgenza o quando si preferisce deviare all’esterno il transito fecale. E’ il caso per esempio di resezioni intestinali per cause infiammatorie o tumorali in cui vengono confezionate suture intestinali che potrebbero non guarire proprio per il continuo transito fecale (es intervento di Hartmann). La deviazione temporanea delle feci all’esterno attraverso un foro praticato sull’addome, consente di “mettere a riposo” le suture intestinali con una migliore possibilità di guarigione. Dopo un adeguato periodo di tempo, la stomia viene rimossa ed il transito intestinale viene ripristinato mediante un secondo intervento chiamato “di ricanalizzazione”. La stomia permanente si rende necessaria quando deve essere asportato il retto e gli sfinteri anali come nel caso di un tumore del retto molto basso (es. intervento di Miles). La stomia permanente è anche necessaria nei casi di lesioni gravi ed irreparabili degli sfinteri anali o in caso di resezione di tutto il colon, il retto e l’ano per rettocolite ulcerosa grave.

Viene confezionata in una zona della parete addominale. Lo Stomaterapista, il giorno prima dell’intervento chirurgico, decide la sede corretta dove dovrà essere posizionata la stomia, a seconda del tipo di paziente, se grasso o magro, se longilineo o brevilineo. Solitamente una colostomia viene confezionata nella parte sinistra dell’addome, una ileostomia nella parte destra.

Esistono in commercio molti prodotti e diverse case produttrici. Bisogna provare alcuni tipi di presidi su consiglio dell’enterostomista, che li selezionerà in base alle caratteristiche dello stoma e alle necessità. In seguito, sarà la persona a scegliere quali prodotti utilizzare fra quelli proposti dall’enterostomista.

E’ bene ricordare che ogni persona è diversa dalle altre quindi anche il dispositivo varierà a secondo della morfologia addominale dell’individuo, nelle diverse fasi della vita.

Ricorda che un buon presidio di raccolta deve:

  • avere una perfetta tenuta;
  • garantire la protezione della pelle attorno allo stoma dal contatto con il materiale che viene dall’intestino;
  • poter essere sostituito e posizionato facilmente;
  • permettere il controllo degli odori;
  • essere sottile e poco visibile, per permetterti di indossare ogni tipo di abbigliamento e consentirti di fare ogni tipo di movimento.

Ricorda che…

  • Tutte le sacche sono provviste di filtri antiodore, costituiti da carbone attivo che trattiene gli odori e lascia uscire i gas. I filtri antiodore, sono ricoperti da un sottile foglio plastificato, isolato dalla sacca, in modo da non poter essere bagnati dai materiali provenienti dall’intestino. Se il filtro si bagna non funziona più e devi sostituire la sacca.
Category: Stomia

È la sacca di raccolta, disponibile in differenti misure e con differenti caratteristiche, munita di una placca adesiva con foro centrale, che serve per tenere la sacca attaccata alla pelle. I dispositivi di raccolta si dividono in due grosse categorie: i presidi monopezzo e i presidi a 2 pezzi.

E’ una pratica che viene svolta dal colostomizzato. È molto utile se hai una stomia da cui fuoriescono feci ben formate. Consente di liberare l’intestino a cadenze regolari. Questo significa che, con la pratica costante, si riuscirà ad evacuare le feci ad intervalli regolari e non si verificheranno episodi di evacuazione tra un’irrigazione e l’altra. Per ottenere il miglior controllo possibile sull’attività del tuo intestino, e il massimo beneficio dall’irrigazione, devi ripetere questa pratica in maniera regolare, cioè sempre alla stessa ora e con la stessa distanza di tempo fra una irrigazione e l’altra.

Qual’è il materiale occorrente?

  • una sacca graduata per contenere l’acqua. La sacca è dotata di un termometro per verificare la temperatura dell’acqua;
  • una sacca graduata per contenere l’acqua. La sacca è dotata di un termometro per verificare la temperatura dell’acqua;
  • acqua potabile (2 litri circa) a temperatura corporea;
  • un tubo munito di regolatore di flusso (un morsetto) che termina con un cono;
  • alcune sacche di scarico;
  • una placca di supporto;
  • una cintura per tenere ben salda la sacca di scarico;
  • un guanto;
  • del lubrificante;
  • tutto l’occorrente per eseguire l’igiene finale.

Le complicanze sono definite precoci, se si manifestano nei primi 15 giorni dopo l’intervento o tardive, se si manifestano oltre i 15 giorni dopo l’intervento.

Le complicanze più frequenti sono le alterazioni cutanee peristomali (la pelle attorno allo stoma si modifica). Possono comparire sia precocemente che tardivamente e si suddividono in:

  • iperemia = arrossamento della pelle attorno allo stoma;
  • lesione erosiva = la pelle attorno alla stomia inizia a creare delle ulcere/lesioni superficiali;
  • lesione ulcerativa = la pelle attorno alla stomia inizia a creare delle ulcere/lesioni profonde;
  • lesione proliferativa = la pelle attorno o sopra allo stoma inizia a crescere senza controllo.

Le alterazioni cutanee sono più frequenti nelle ileostomie, perché il materiale organico che fuoriesce è abbondante, molto liquido e ricco di enzimi digestivi.

Al sorgere delle complicanze è bene sempre rivolgersi al centro di cura più vicino per un controllo.

Diventare una persona portatrice di stomia non stravolgerà il guardaroba. Avere una stomia non vuol dire che si devono utilizzare solo abiti molto coprenti o di due taglie più grandi. Nei primi giorni dopo l’intervento il paziente stomizzato si sentirà a proprio agio con abiti ampi e comodi, ma, una volta trovato il presidio giusto questo non è più un problema e si sentirà sicuro e disinvolto.

È opportuno privilegiare tessuti naturali, evitando fibre sintetiche che possono irritare la cute peristomale. Cinture ed elastici non sono indicati perché potrebbero comprimere lo stoma ed impedire l’evacuazione. Però dispositivi di plastica rigida, in grado di proteggere la zona della stomia e la sacca applicata, rendono possibile l’utilizzo di pantaloni con chiusura a bottoni, jeans e addirittura l’utilizzo della cintura.

Gli uomini potrebbero trovare più comodo l’utilizzo delle bretelle, le donne invece dovrebbero evitare corsetti troppo rigidi e abbigliamento troppo attillato.

Può essere utile chiedere consiglio all’infermiere esperto in stomaterapia. Le moderne sacche sono invisibili sotto quasi tutti i capi di abbigliamento, in quanto sono progettare per rimanere piatte lungo il corpo e possono essere indossate comodamente sia sopra che sotto la biancheria intima, a seconda delle preferenze.

Inizialmente il paziente stomizzato sarà tentato di rinunciare e rivalutare le attività sportive che praticava prima dell’intervento chirurgico per via del proprio disagio con gli altri o per la paura di un infortunio . Ma come potrete leggere è possibile non rinunciare ai propri svaghi e attività sportive preferite.

In molte occasioni è possibile constatare che non succede nulla di spiacevole e che la gente che ci circonda non si accorge minimamente della stomia.

Per quanto concerne la scelta dell’attività sportiva è utile tener conto del tipo e sede dello stoma, della malattia che ha portato alla sua confezione e dell’eventuale rischio di lesione dello stoma.

Indubbiamente è utile effettuare attività fisica in grado di rafforzare la muscolatura addominale e in grado di stimolare la circolazione. Inoltre, è utile creare un set d’emergenza per l’igiene dello stoma da portare sempre con sé costituito da qualche sacca o placca protettiva con rispettiva sacca di ricambio, salviette umidificate senza alcool, sacchetti per i rifiuti e un cambio di biancheria intima nel caso che quest’ultima si possa sporcare.

Le attività sportive consigliate sono l’escursionismo, jogging, sci, tennis, danza oppure un programma studiato apposta per lei in un centro fitness. Il nuoto, come si potrebbe pensare, in realtà non presenta alcuna limitazione. È possibile testare il comportamento del dispositivo immergendosi nella vasca da bagno, ad ogni modo in commercio esistono costumi interi per donna e guaine impermeabili in grado di avvolgere e contenere il dispositivo. È possibile anche fare la sauna, prima però è necessario cambiare sacca e dovrà poi bere molto per compensare i liquidi e sali minerali persi attraverso la sudorazione.

Sono sconsigliati sport come lotta, pugilato calcio, pallavolo, basket ed esercizi ginnici che richiedono scatti o movimenti troppo bruschi.

Per chi viaggia è opportuno organizzarsi in anticipo portando con se materiale di ricambio, anche se solo per alcune ore o se applica il metodo dell’irrigazione, in quanto il copristoma non basta per raccogliere evacuazioni improvvise.

La valigia dovrà contenere materiale per il cambio del dispositivo e per l’igiene dello stoma. Può essere utile portare sacche aperte per eventuali casi di diarrea.

Se si viaggia in aereo è opportuno portare con sé una dichiarazione scritta dall’infermiere esperto in stomaterapia che attesti la necessità di portare con sé i dispositivi per stomia qualora fossero richieste dal personale di bordo informazioni sui prodotti.

Nei paesi caldi può essere necessario cambiare la sacca o la placca protettiva più spesso. Prima di fare un viaggio nei paesi esteri è utile informarsi bene sulle condizioni locali, sulla presenza di eventuali associazioni sul territorio e in merito alla copertura assicurativa all’estero.

Il cambio di regime alimentare all’estero può provocare diarrea o costipazione. L’ideale è farsi prescrivere dei farmaci contro questi disturbi. Più materiale porta meglio è. Non beva acqua dal rubinetto e lavi accuratamente e sbucci frutta e verdura prima di consumarla.

Il metodo dell’irrigazione può essere applicato in qualsiasi stanza d’albergo. È utile prenotare una camera con servizi igienici e bagno o doccia.

L’amore e la sessualità sono bisogni primari di un uomo e creano un sano equilibrio tra il corpo, l’anima e la mente.

Dopo l’operazione si sconsigliano i rapporti sessuali fintantoché le ferite non siano completamente rimarginate. È importante riflettere con tutta calma su ciò che è desiderabile e fattibile nella nuova situazione. Non si deve provare imbarazzo nel far presente le proprie esigenze, anche se il paziente ha una certa età. Il desiderio sessuale resta vivo fino a tarda età. Ciò è perfettamente normale contrariamente a quanto certuni pensano.

Per qualche tempo è possibile essere più suscettibili del solito alle osservazioni del proprio partner. I preesistenti problemi di coppia potrebbero accentuarsi, ma è raro che la malattia o lo stoma siano causa dei conflitti, tutt’al più possono far esplodere una crisi latente.

Se non si possono riprendere i rapporti sessuali è importante rivolgersi ad un esperto e sarebbe bene coinvolgere anche il partner.

Il dispositivo può essere di disturbo o ridurre l’attrazione erotica. Per ovviare a questo problema, in commercio esistono sacche di dimensioni ridotte oppure si può coprire con una panciera. Inoltre si possono mettere gocce speciali o compresse nella sacca per neutralizzare gli odori.

Soprattutto per Colostomia e Ileostomia: è molto importante avere un controllo sull’alimentazione da seguire nelle prime settimane, in quanto le feci non assumono la consistenza fisiologica.

Ad ogni modo non esiste una vera e propria dieta per stomizzati, si consiglia di attenersi a queste poche e semplici regole:

  • fare piccoli pasti fino a cinque o sei volte al giorno
  • inizialmente consumare amidacei come riso, pane, fette biscottate, pasta e patate
  • nei giorni successivi inserire nella dieta, se risultano digeribili, carne, pesce, uova e formaggio
  • aumentare progressivamente la quantità di fibra consumando cibi come frutta, verdura e prodotti integrali
  • bere a sufficienza fino a due o tre litri al giorno: l’urina deve essere di colore chiaro
  • ridurre il consumo di caffè, succhi di frutta, bibite gassate o ad alta gradazione alcolica

Una volta che la digestione, le feci e l’evacuazione si sono normalizzate, possono essere utili le seguenti raccomandazioni:

  • è possibile prevenire più facilmente carenze alimentari con un menù variato e ricco di sostanze minerali e vitamine, in particolar modo per il paziente portatore di ileostomia può essere necessaria la prescrizione di integratori multivitaminici, soprattutto vitamina B12
  • le fibre hanno un’importante funzione nel caso di colostomia, infatti esse facilitano e accelerano il transito delle feci nel colon. Nell’ileostomia, invece, l’assunzione di fibre  non ha più importanza in quanto l’ileostomia comporta la completa asportazione del colon o la sospensione della sua funzione
  • se alcuni disturbi persistono nel tempo, può essere utile creare un protocollo sull’alimentazione e le feci così, in caso di consultazione con un esperto, potrà essere più facile riconoscerne la causa
  • è utile osservare giornalmente il peso corporeo. Esso non dovrebbe oscillare eccessivamente in un breve arco di tempo. Un aumento di peso può andare a carico della stomia, un calo drastico invece può essere sintomo di malattia e richiede assolutamente degli accertamenti

In caso di colostomia e presenza di feci dure è possibile, in piena autonomia, attivarsi per migliorare il disturbo bevendo più acqua (acqua, tè o succhi di frutta diluiti) e consumando più frutta, verdura e insalate. Quest’ultimi contengono molte fibre che stimolano la digestione.

In caso di ileostomia e presenza di un’ostruzione del tratto intestinale è possibile, in piena autonomia, attivarsi per migliorare il disturbo masticando bene e a lungo il cibo ingerito e limitare il consumo di cibi ricchi di fibre come legumi, asparagi, ananas, granoturco, pomodori, ecc.

In caso di colostomia e presenza di feci liquide è possibile, in piena autonomia, attivarsi per migliorare il disturbo consumando più amidacei o cibi che assorbono acqua come per esempio riso, pasta, patate e pane (in questo caso non integrale e privo di altri cereali o frutta secca), riducendo il consumo per qualche tempo di insalate, frutta e verdura, latte e latticini, invece panna, burro e formaggi a pasta dura è possibile continuare a consumarli.

In caso di ileostomia e presenza di feci molto liquide è possibile, in piena autonomia, attivarsi per migliorare il disturbo controllando che la causa delle feci liquide non sia dovuta da un’intolleranza al lattosio, consumando cibo in grado di assorbire acqua come riso, gallette di riso, pane bianco o fette biscottate, riducendo il consumo di insalata, verdura cruda e frutta, compensando la perdita di liquidi e minerali con bevande isotoniche o miscele di elettroliti e consumando minestre di carote, mele grattuggiate, tè nero e cacao che possono essere utili per rendere le feci più consistenti. Nel caso di notevoli e perduranti perdite di liquidi è necessario consultare un medico per individuarne le cause.

In caso di flatulenza è possibile, in piena autonomia, attivarsi per migliorare il disturbo riducendo il consumo di lattosio e latticini che, in caso di intolleranza, possono favorire la formazione di gas intestinali e provocare addirittura diarrea e riducendo il consumo di bibite gassate. La mancanza di moto riduce la normale e continua emissione dei gas. Il fumo, la gomma da masticare, l’ingestione troppo rapida del cibo e il parlare molto in fretta possono causare aerofagia (ingestione di aria), di conseguenza possibile flatulenza. Inoltre, può essere utile effettuare degli impacchi caldi, dei massaggi all’addome, bere tisana di semi di finocchio o cumino.

Si ricorda che il digiuno non arreca sollievo in quanto la presenza della flora intestinale può provocare ella stessa flatulenze.

Quando occorre consultare un esperto?

  • in caso di dolori addominali e/o mancata evacuazione intestinale per più di un giorno
  • in caso di stenosi dove lo stoma si restringe sempre di più, di conseguenza l’evacuazione delle feci può essere più difficile o risultare persino dolorosa
  • aumento/perdita di peso consistente

Urostomia: l’alimentazione non costituisce di norma un problema, a meno di non dover seguire uno stretto regime alimentare per altre patologie come per esempio diabete o gotta. Nonostante non costituisca di norma un problema, è consigliato rispettare delle tempistiche per reintegrare i diversi alimenti.

Ad ogni modo non esiste una vera è propria dieta per urostomizzati, ma è bene seguire le seguenti regole:

  • bere a sufficienza fino a due o tre litri al giorno. Ciò può prevenire le infezioni delle vie urinarie. L’urina dovrà essere di colore chiaro. Si raccomandano acqua, acqua minerale non gassata, tè alle erbe, consommè e succhi di frutta
  • due bicchieri di succo di mirtilli rossi al giorno (300 ml in totale) possono fare bene. Il succo di mirtilli rossi acidifica l’urina e rallenta la riproduzione dei batteri
  • alcuni alimenti e farmaci possono alterare l’odore dell’urina. Aglio e asparagi, ad esempio, provocano odore sgradevole. Succo di mirtilli rossi e prezzemolo inibiscono invece l’odore
  • l’ideale è un menù variato, a base prevalentemente di vegetali e ricchi di vitamine e minerali. La carne non dovrebbe costituire il piatto principale
  • è utile osservare giornalmente il peso corporeo. Esso non dovrebbe oscillare eccessivamente in un breve arco di tempo.

Quando occorre consultare un esperto?

  • dolori addominali e/o ritenzione urinaria. Se la quantità di urina diminuisce notevolmente senza motivo o se addirittura non è più possibile urinare bisogna, senza indugio, rivolgersi ad un medico
  • le infezioni delle vie urinarie possono manifestarsi con un penetrante odore di urina, con febbre, stanchezza e fitte al fianco. Risulta utile consultare un medico per la somministrazione di una terapia farmacologica.

Il tipo più comune di ileostomia è l’ileostomia terminale, in cui l’estremità dell’intestino tenue (ileo) viene fatta fuoriuscire dalla parete addominale attraverso un piccolo taglio e poi cucita alla cute dell'addome creando un’apertura (stomia).

In ogni ospedale esiste la figura dell’ Infermiere Stomaterapista che insegna al paziente come posizionare i sacchetti, quando e come sostituirli, come pulire la stomia evitando le infezioni e, in taluni casi, come controllare i movimenti intestinali. I sacchetti sono di materiale plastico e vengono applicati alla cute dell’addome mediante placche adesive: sono dotati di particolari filtri che eliminano completamente gli odori. Nel caso di una ileostomia le feci sono liquide mentre nel caso di una colostomia le feci sono maggiormente solide: i sacchetti variano a seconda del tipo di stomia. Lo Stomaterapista consiglierà inoltre la dieta più appropriata e, soprattutto in caso di colostomia permanente, insegnerà al paziente ad effettuare periodici lavaggi dell’intestino attraverso la colostomia (irrigazioni). Tutte queste procedure hanno reso possibile, al giorno d’oggi, una vita assolutamente regolare del paziente stomizzato.

No. I sacchetti sono molto sottili, facilmente contenibili sotto i vestiti e sono dotati di dispositivi antiodore.

Viene confezionata in una zona della parete addominale. Lo Stomaterapista, il giorno prima dell’intervento chirurgico, decide la sede corretta dove dovrà essere posizionata la stomia, a seconda del tipo di paziente, se grasso o magro, se longilineo o brevilineo. Solitamente una colostomia viene confezionata nella parte sinistra dell’addome, una ileostomia nella parte destra.

Assolutamente no. Uomini politici ed atleti noti sono portatori di stomia. Le attività lavorative e sportive possono essere tranquillamente intraprese senza alcuna limitazione. La maggior parte dei pazienti portatori di stomia conducono una vita sessuale regolare.

L’irritazione cutanea circostante la stomia è la più comune complicanza. Con l’aiuto dello Stomaterapista il paziente riesce a risolvere questa complicanza mediante l’applicazione di particolari medicamenti. Altra complicanza può essere l’ernia della stomia associata o meno al prolasso della stomia stessa (l’intestino protrude dalla stomia stessa): se tale situazione è causa di sintomi, si può rendere necessario il riconfezionamento chirurgico della stomia.

Lo stomizzato, insieme al riconoscimento dell’invalidità, può richiedere alla propria ASL la “connotazione di gravità”. Quest’ultima consente di ottenere benefici più numerosi e più estesi.

 

La maggior parte dei tipi di incontinenza può essere trattata o migliorata attraverso cambiamenti dello stile di vita, esercizi per il pavimento pelvico, allenamenti della vescica, farmaci o interventi chirurgici. Se un trattamento non è possibile o è necessaria una soluzione temporanea, prodotti come i cateteri, le guaine urinarie (urocondom per gli uomini) o prodotti assorbenti possono essere molto utili.

Un catetere può essere utilizzato per garantire lo svuotamento completo della vescica. È un sottile tubo flessibile che viene inserito nella vescica attraverso l’uretra e che consente all’urina di defluire.

La programmazione di una chiusura di stomia deve tener conto anche del rischio anestesiologico, che non deve essere proibitivo.

All’ospedale esiste lo stomaterapista, una figura di rilievo dopo interventi chirurgici come questi: fornisce infatti assistenza al paziente e ne previene le complicanze. Inoltre, compito dello stomaterapista è quello di fornire ai pazienti e alle famiglie una certa educazione terapeutica, dando se necessario supporto psicologico e relazionale. L’infermiere stomaterapista sarà poi responsabile di educare il paziente stomizzato ad eseguire l’igiene della stomia, fornendogli anche tutti i materiali necessari, tra cui sacchetti contenibili e dispositivi anti odore.

La complicanza più comune della stomia è l’irritazione cutanea circostante, che viene risolta applicando particolari medicamenti e creme. Problema più grave invece è l’eventuale ernia della stomia, che potrebbe portare persino al riconfezionamento chirurgico. Dal punto di vista della salute generale invece, la stomia non porta con sè alcuna complicanza: i portatori di stomia possono condurre normali attività lavorative e sportive, e la maggior parte di essi ha una vita sessuale regolare.

Il rimborso degli ausili è un diritto per tutti gli stomizzati, su tutto il territorio nazionale.

La prima richiesta di prescrizione degli ausili deve essere effettuata dal medico specialista, dipendente o convezionato con l’ASL o comunque da un presidio sanitario pubblico, sull’apposito modulo rilasciato dall’ASL.
In seguito alla modifica apportata dal D.L. 321 G.U. N. 183 8/08/2001 non è più necessaria la richiesta di invalidità: è sufficiente la prescrizione.

 

Diagnosi: questa contiene la dichiarazione della patologia e della sua causa. Tipo di intervento: questo descrive la tipologia di operazione e il tipo di stomia.

Codice di riferimento del Nomenclatore: il Nomenclatore è un elenco di ausili divisi per categorie. I prodotti concessi gratuitamente sono quelli che rientrano in tali categorie o sono ad esse riconducibili. Chi esegue la prescrizione identificherà il codice corrispondente al prodotto.

Programma terapeutico: indica per quanto tempo deve essere impiegato il presidio e quando devono essere effettuati i controlli medici.

 

1 - Richiedere alla propria ASL l’autorizzazione per i prodotti richiesti.

2 - La distribuzione degli ausili può essere diretta, se effettuata dalla ASL, o indiretta. In questo caso è necessario identificare un punto vendita autorizzato, farmacia o sanitaria, dove effettuare la richiesta ed il ritiro degli ausili.

3 - Firmare il modulo con la conferma che sono stati consegnati i prodotti prescritti.

4 - Per i primi 6 mesi dopo l’operazione, il numero di ausili rimborsato può essere aumentato del 50%.

No per il rimborso degli ausili non è più necessario il riconoscimento dell’invalidità civile, è però vero che tale riconoscimento consente di ottenere altre importanti agevolazioni:

1 - facilitazioni sul posto di lavoro

2 - indennità di accompagnamento

3 - agevolazioni fiscali

4 - patente speciale (modifiche specifiche al sedile del posto guida e contrassegno per la sosta)

5 - eventuale pensione di invalidità

Per essere riconosciuti invalidi, dopo l’operazione deve essere presentata richiesta alla Commissione medica per l’invalidità civile della ASL di appartenenza, allegando alla domanda la certificazione medica.

Con perdite urinarie notturne, o enuresi notturna, si intende l’emissione involontaria di urina durante il sonno in una fase della vita in cui questo non dovrebbe accadere. La “nicturia” è la necessità di alzarsi frequentemente durante la notte per svuotare la vescica.

Oltre a poter contare sui vari trattamenti disponibili, per ridurre e contenere i disagi anche tu puoi fare molto, esercitando ed allenando il tuo corpo.

Il termine incontinenza urinaria comprende in modo generico tutti i tipi di perdite involontarie di urina. Esistono però diverse manifestazioni di questo disturbo come, per esempio, l’incontinenza urinaria da sforzo, l’incontinenza urinaria mista, l’incontinenza urinaria da urgenza, e molte altre forme.

La sindrome da vescica iperattiva è un’espressione comune che descrive una serie di disturbi legati all’urgenza. Non significa incontinenza, ma semplicemente che si deve urinare frequentemente

Si parla di incontinenza da sforzo, o incontinenza urinaria da stress (IUS), quando le perdite di urina si verificano a causa di una risata, uno starnuto, un colpo di tosse o qualche altro tipo di sforzo.

Uno dei problemi più delicati legati al problema dell’incontinenza urinaria è il cattivo odore, con l’insicurezza, il disagio e la vergogna che si accompagnano a questo fenomeno. Che il cattivo odore rappresenti un tabù è testimoniato in primo luogo dall’altissima percentuale (circa il 94%) di soggetti che sono alla ricerca di ausili per incontinenza (più comunemente pannoloni) che possano risolvere proprio questo imbarazzante fastidio. Ma pensando a tutto questo, viene da porsi una domanda: cosa si intende con “cattivo odore”? Non rischia di essere un concetto legato alla percezione soggettiva di ciascuno?

Il termine vescica neurologica indica una condizione in cui un danno neurologico ha portato alla disfunzione della vescica.

Alcuni segni e sintomi tipici includono:

  • Perdita involontaria di urina senza preavviso o senza avvertire l'urgenza di recarsi alla toilette
  • Perdita involontaria di urina quando si starnutisce, tossisce, ride o quando si pratica attività fisica
  • Un bisogno improvviso di correre alla toilette prima o durante la perdita di urina
  • La necessità di alzarsi per urinare due o più volte per notte (nicturia).

Le cause potenziali includono:

  • Danni o debolezza ai muscoli del pavimento pelvico (più comunemente a causa della gravidanza e del parto)
  • Problemi con il controllo del muscolo della vescica (iperattività e ipoattività vescicale)
  • Condizioni neurologiche che compromettono la fuoriuscita volontaria di urina (ad esempio, lesioni del midollo spinale, sclerosi multipla o spina bifida)
  • Ghiandola prostatica ingrossata 
  • Infezioni del tratto urinario
  • Diabete di tipo 2.

Sebbene l’incontinenza diventi più comune con l’avanzare dell’età, non interessa solo le persone anziane. Sono disponibili diverse soluzioni efficaci, che ti consentono di non rinunciare a vivere una vita piena e attiva, qualunque sia la tua età.

È possibile gestire l’incontinenza in modo efficace. Un medico o un infermiere dovrebbero essere in grado di aiutarti a trovare una soluzione che possa consentirti di continuare ad avere una vita sociale e a svolgere le tue attività quotidiane normalmente.

Se la vescica non si svuota regolarmente, può causare l’insorgere di infezioni del tratto urinario. Queste hanno inizio nella vescica, ma possono raggiungere i reni e causare un danno renale. Anche piccole quantità di urina rimaste nella vescica possono causare l’insorgere di infezioni.

No, è molto importante bere a sufficienza per mantenere sano il sistema urinario. Un adulto dovrebbe bere circa 1,5 litri al giorno e assumere un totale di circa 3 litri, compresi i liquidi inclusi nella dieta quotidiana.

I sintomi di un’infezione del tratto urinario variano e possono essere impercettibili. Tali sintomi includono:

  • Urina di colore scuro e dall’odore intenso
  • Sangue nell’urina
  • Urina torbida
  • Febbre/sudorazione
  • Spasmi alla vescica
  • Aumento delle contrazioni muscolari nella gamba.

Se si verifica uno dei sintomi sopraelencati, è necessario consultare un medico o un infermiere. 

L’utilizzo di un catetere intermittente fa aumentare il rischio di infezioni del tratto urinario. Tuttavia, rispetto ad altri tipi di catetere, tra cui quelli permanenti (a permanenza), i cateteri intermittenti hanno una minore probabilità di causare infezioni del tratto urinario.

Vi sono diversi modi per ridurre il rischio di infezioni del tratto urinario da catetere:

  • Accertarsi che le mani e i materiali siano puliti durante il cateterismo
  • Bere una quantità sufficiente di liquidi durante il giorno per purificare il tratto urinario
  • Accertarsi che la vescica sia completamente svuotata ogni volta che si esegue il cateterismo
  • Parlare con il proprio operatore sanitario riguardo la frequenza e la tecnica con cui eseguire il caterismo.

La perdita intestinale e la stitichezza possono avere un impatto significativo sulla qualità della nostra vita. A parte il disagio fisico e il gonfiore frequenti, ci si potrebbe preoccupare di avere qualche inconveniente in pubblico. Ma esiste un aiuto. Le cause più comuni dell'insorgenza di problemi intestinali includono:

  • danno neurologico causato da lesioni del midollo spinale o condizioni come sclerosi multipla o spina bifida;
  • trauma rettale, ad esempio dopo il parto;
  • alcuni farmaci.

Chiunque può soffrire di occasionale stitichezza e perdita intestinale, ma se i sintomi persistono per più di un mese è consigliabile richiedere una consulenza medica da parte di un professionista sanitario.

Per “chiusura di enterostomia” si intende una procedura chirurgica finalizzata a ristabilire la continuità intestinale, suturando l’orifizio artificiale di un’ansa intestinale che è stata precedentemente esteriorizzata attraverso un’incisione parietale. Questo tipo di enterostomia è detto “laterale” (“loop ostomy”). Al momento del suo confezionamento il contorno dell’orifizio intestinale è fissato alla cute con punti riassorbibili e l’ansa intestinale è tenuta sollevata sopra il piano cutaneo con il sostegno di un dispositivo in materiale rigido, noto come “baguette”. La baguette è posta trasversalmente sotto l’ansa e i suoi estremi poggiano sulla cute. La baguette è asportata quando il processo cicatriziale avrà saldato l’ansa intestinale alla parete addominale. Lo scopo di questa configurazione è di deviare all’esterno il secreto intestinale, per escluderne l’accesso al tratto intestinale distale.  La procedura nota come “chiusura di stomia” prevede il distacco dalla cute e la sutura dello stoma, l’affondamento in addome dell’ansa intestinale suturata e la sutura della parete addominale. Se il tratto intestinale peristomale presenta una stenosi, è preferibile resecare il segmento patologico portante lo stoma ed effettuare un’anastomosi tra i due monconi intestinali. Questa eventualità è piuttosto rara nel caso delle colostomie, ovvero delle stomie praticate sul colon.

Si distingue dalla chiusura di colostomia la cosiddetta “ricanalizzazione del colon”, procedura che costituisce il secondo tempo differito del cosiddetto “intervento di Hartmann”, proposto nel 1921 dal dott. Hartmann e tuttora valida soluzione nei casi di grave peritonite stercoracea conseguente a perforazione colica o rettale. L’intervento consiste in una resezione del segmento colico patologico, seguita da una colostomia terminale e dall’affondamento del moncone rettale o colo-rettale in addome, dopo averlo chiuso con una sutura. Il secondo tempo, ovvero la “ricanalizzazione”, prevede la mobilizzazione dei due monconi intestinali e il loro collegamento mediante anastomosi, per ristabilire la fisiologica via di transito. Per evitare un fraintendimento con la chiusura e l’affondamento di una stomia laterale – possibile fonte di errore – è opportuno che il termine “ricanalizzazione”, quando utilizzato per identificare un intervento chirurgico, si applichi per estensione solo a quelle procedure che consistono nella demolizione di una stomia terminale – ileostomia o colostomia -, per ricollegarne il moncone al moncone intestinale affondato in addome.

Una corretta indicazione alla chiusura di una colostomia ha per condizione necessaria il non essere in atto il processo patologico o riparativo che aveva giustificato il confezionamento della stomia. Essenziale è quindi acquisire i dati anamnestici relativi alla patologia per la quale la stomia era stata effettuata. La patologia può essere una fistola retto-vaginale, un processo infiammatorio associato alla retto-colite ulcerosa o una stenosi occludente, neoplastica o infiammatoria, del colon o del retto. Si tratta di processi patologici che possono essere reversibili.

Prima di chiudere la stomia è necessario accertarne la risoluzione, avvalendosi dei più opportuni dati clinici, laboratoristici e strumentali. In caso di patologia neoplastica si deve avere la certezza che la canalizzazione non possa essere compromessa in breve tempo dalla presenza di una recidiva tumorale.  Questo dato è acquisito con TC addome, con RMN pelvica o con PET-TC.

Se la stomia era stata confezionata per proteggere un’anastomosi o una sutura nel tratto intestinale distale (11,34,40,41), si dovrebbe non solo attendere il termine del processo cicatriziale lungo la linea della sutura, ma anche la risoluzione del processo infiammatorio correlato al trauma chirurgico. Si ritiene che per questo fine sia prudente chiudere una stomia almeno due-tre mesi dopo l’intervento. Questo atteggiamento è tuttavia piuttosto controverso e una precoce chiusura della stomia è probabilmente fattibile senza un maggior rischio postoperatorio (42). L’intervallo di tempo tra l’intervento e la chiusura della stomia non deve essere inferiore alle due settimane, per consentire un’adeguata cicatrizzazione dell’anastomosi. Tuttavia, una recente chemioterapia dopo resezione anteriore del retto rende consigliabile la chiusura della stomia almeno tre mesi dopo il termine del trattamento

Prima di chiudere la stomia deve essere esclusa la presenza di una fistola o di una stenosi in sede di anastomosi. L’indagine migliore per questo accertamento è un RX clisma opaco con mezzo di contrasto idrosolubile. L’RX clisma opaco con mezzo di contrasto idrosolubile è più generalmente un esame indicato in tutti i casi in cui si prevede di chiudere una colostomia, per escludere ostruzioni nel tratto intestinale che dovrà essere ricanalizzato. Il mezzo di contrasto è somministrato per via rettale ed in caso di incompleta opacizzazione dei tratto colico più prossimale anche per via trans-stomica.

Nel paziente anziano o con anamnesi di radioterapia in regione pelvica deve essere valutata digitalmente la pressione degli sfinteri anali a riposo e in condizione di contrazione volontaria. In caso di dubbio su un’incontinenza deve essere eseguita una manometria ano-rettale. E’ evidente che una severa incontinenza vanificherebbe l’utilità dell’intervento in termini di qualità di vita

L’intervallo di tempo tra confezionamento e chiusura di una stomia non dovrebbe superare  sei mesi, al fine di ridurre il processo di atrofia nel tratto intestinale escluso dal transito, che si manifesta in una progressiva riduzione del suo lume e in un assottigliamento della sua parete. Vi sono tuttavia casi in cui si giunge a considerare la chiusura di una stomia 12-18 mesi dopo il suo confezionamento. Se il paziente è fermamente motivato ad eliminare lo stoma, si dovrà accertare che vi siano le condizioni per la fattibilità dell’intervento: l’RX clisma opaco deve evidenziare un completo riempimento del tratto intestinale a valle della stomia ed escludere stenosi < 2,5 cm. Se è presente una stenosi significativa, deve essere valutata la fattibilità di una dilatazione per via endoscopica. Il decorso postoperatorio sarà comunque a maggior rischio di ritardata canalizzazione e di deiscenza della sutura.  Considerando che nel tratto intestinale rimasto a lungo escluso dal transito la forza peristaltica può essere ridotta nei primi giorni postoperatori e che il diametro del lume intestinale richiede tempo prima di raggiungere una misura fisiologica, è di particolare importanza valutare nelle immagini radiologiche se nel retto e nel colon sinistro ristagnino fecalomi. Se vi è ristagno fecale, si dovrà provvedere a una completa pulizia pre-operatoria del tratto intestinale escluso con clismi di soluzione ipertonica instillata tramite la stomia.

Prima di un intervento di chirurgia colo-rettale è raccomandata la pulizia intestinale. Coloro che sostengono l’inutilità della preparazione intestinale probabilmente ragionano in termini teorici e hanno scarsa esperienza chirurgica. Nel caso specifico di una chiusura di stomia l’utilità di una buona preparazione intestinale emerge chiaramente nel corso della sutura colica, quando il sottostante lume è vuoto, piuttosto che rigurgitante di liquame fecale. L’utilità di un lume colico vuoto emerge anche in caso di fistolizzazione postoperatoria.E’ utile una blanda preparazione. Non è opportuno definirne uno schema preciso, dovendosi tenere conto del singolo caso. Nei casi di stomia nella sezione sinistra del colon è utile la somministrazione di un lassativo ad azione osmotica uno o due giorni prima dell’intervento. Un’irrigazione trans-stomia dell’ansa afferente è opportuna, se è riferita una recente difficoltà evacuativa. Se nei radiogrammi si visualizzano fecalomi distalmente alla stomia, è opportuno effettuare un clistere trans-stomia, instillandolo nell’ansa efferente uno o due giorni prima dell’intervento. L’alimentazione è priva di fibre vegetali il giorno precedente l’intervento. Il giorno dell’intervento è somministrata all’induzione dell’anestesia una cefalosporina di prima generazione.

Scriveva Gallot in un noto testo di tecnica chirurgica: “La fermeture d’une colostomie n’est pas un geste de chirurgie colique “négligeable” . La chiusura di una colostomia è una procedura abbastanza semplice da far rischiare di sottovalutare l’importanza di alcune attenzioni, diventando fonte di complicanze per la sua stessa semplicità. Le complicanze comprendono l’infezione della ferita, il laparocele, la deiscenza anastomotica, la perforazione iatrogena di un viscere e l’occlusione intestinale. Le fasi che compongono questo delicato intervento consistono nella chiusura temporanea dello stoma, nella dissezione del segmento colico compreso tra la cute e il peritoneo, nella sutura colica, nell’affondamento dell’ansa suturata nel cavo peritoneale, nella sutura fasciale e nella sutura parziale o totale del sottocute e della cute.

Una stomia è un’apertura che serve per mettere in comunicazione un organo interno con l’esterno. A seconda dell’organo coinvolto prende il nome di ileostomia (quando l’ileo, parte del piccolo intestino, viene aperto sulla parete addominale) o di colostomia (quando ad essere aperto è il colon, parte del grosso intestino). La stomia può essere temporanea o permanente: nel primo caso viene effettuata dal chirurgo quando esegue operazioni urgenti allo scopo di deviare il transito delle feci all’esterno, oppure quando viene suturato l’intestino a seguito di un intervento, e non si vuole sforzare troppo o se ne vuole accelerare la guarigione evitandone il transito fecale. Dopo un certo periodo di tempo, la stomia viene rimossa, e in questo caso di parla di ricanalizzazione, un intervento che viene effettuato per ripristinare il transito intestinale.

Dopo la ricanalizzazione di una stomia, solitamente si ha un elevato numero di scariche alvine, controllate tuttavia dalla continenza degli sfinteri anali. Per questo, per i primi 20 giorni dall’intervento è consigliabile assumere solo frutta e verdura, per non aggravare l’entità delle scariche. E’ necessario quindi affidarsi ad un nutrizionista esperto, che proporrà una dieta ed eventualmente dei farmaci. Altre complicanze di una ricanalizzazione della stomia possono includere micosi nella zona anale e incontinenza giorno e notte, con conseguente difficoltà nel dormire. Anche in questo caso, farmaci, dieta adeguata ed un eventuale trattamento di riabilitazione porteranno ad ottenere un miglioramento dei disturbi. Circa un paio di mesi dopo, è plausibile che tutto torni come prima.

La visita chirurgica con esame clinico permette nella maggioranza dei casi di fare diagnosi. In presenza di voluminose ernie parastomali può essere indicata l’esecuzione di una TC o MRI per una migliore valutazione morfologica del difetto di parete e per programmare la strategia operatoria.

La presenza dell’ernia può rendere difficoltoso l’ancoraggio del sacchetto di raccolta delle feci alla parete addominale causando gravi problemi di gestione della stomia stessa. Sebbene raramente le anse intestinali erniate possono incarcerarsi e/o strozzarsi.

Le ernie parastomali insorgono nelle vicinanze di una stomia, facendosi strada nella breccia parietale attraversata dalla stomiaper esteriorizzarsi.
Le stomie che vengono più frequentemente confezionate dal chirurgo addominale sono le ileostomie e le colonstomie.

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